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Cala Goritzè

TERRITORIO

La costa, modellata con scenografici effetti nel calcare mesozoico biancastro, si rastrema nella punta del promontorio, Punta Goloritzè, dove si apre un caratteristico arco di roccia residuo di una grotta costiera. Tra i massi che chiudono verso il retroterra il promontorio, emerge una guglia di forma piramidale che costituisce il vero e proprio monumento naturale, chiamata “aguglia a tramontana” per distinguerla dalla vicina Perda Longa di Baunei. E’ alta 143 m slm e 100 m di altezza relativa ed è il testimone di erosione di uno sperone di roccia isolatosi per effetto delle acque continentali superficiali e sotterranee, del vento e del mare.
’emergenza naturale e il suo ambiente
Il tratto di costa rocciosa dove è situato il monumento, in corrispondenza del Capo di Monte Santu, tra Dorgali e Baunei, è una successione di falesie, alte anche oltre 50 m, e di cale che scendono a mare dalle strette gole che scompongono il complesso calcareo mesozoico in grandi blocchi modellati dall’erosione. Fra le gole più note si ricordano Còdula Fuili, Còdula Illune, Còdula Sisine. La Cala Goloritzé, dove sbocca a mare il rio omonimo, presenta un’eccezionale aggregazione di forme interessanti in un ambiente ancora allo stato naturale. La costa, modellata nei calcari compatti biancastri organogeni, localmente dolomitizzati, appartenenti alla Formazione di Monte Bàrdia (Malm Superiore), si rastrema nella punta del promontorio, denominato Punta Goloritzé, dove negli strati a franapoggio si apre un arco in roccia, residuo di una grotta costiera. Nell’alternanza di massi calcarei bianchissimi e di accumuli sabbiosi si nota una guglia di forma piramidale - alta 143 m slm, ma solo di 100 m di altezza relativa - che sovrasta la spiaggia, denominata M. Caroddi. Si tratta di una perda, un monolite calcareo con caratteri simili alla vicina Perda Longa di Baunei. In riferimento a Monte Santu, viene comunemente indicata come “punta o aguglia a tramontana”, per distinguerla dall’altra Perda, posta a S. La varietà delle forme deriva dalle strutture sedimentarie della formazione calcarea, suddivisa in bancate potenti qualche metro, che si alternano a strati più sottili. La stratificazione è più evidente nella zona di battigia, dove si apre l’arco, mentre le bancate sono il motivo saliente dell’area del pinnacolo. Le azioni concomitanti dell’erosione delle acque continentali con carsismo assai sviluppato, superficiale e sotterraneo, nonché del vento e del mare, che più volte con le sue variazioni di livello ha sommerso la zona, agendo secondo le linee tettoniche principali, hanno determinato l’allargamento dei giunti di frattura. Ciò ha provocato la separazione di uno sperone di roccia calcarea isolato, del quale l’attuale guglia rappresenta il testimone di erosione. Il pinnacolo presenta una forma molto regolare e compatta, affusolata verso l’alto a guisa di cipresso elevato su un basamento calcareo a forte pendenza, che si frammenta in una serie di blocchi separati da giunti incarsiti. Alcuni blocchi scalzati dall’erosione sono rotolati sulla battigia dando all’insieme del paesaggio un aspetto ruiniforme, la cui bianchezza, interrotta da pochi cespugli, contrasta vivamente con il colore verde-ceruleo del mare antistante. Il nome del monumento è pertanto impreciso, perché indica il promontorio, che non ha di per sé interesse monumentale, pur costituendo un elemento pregevole dell’insieme. Il nome andrebbe quindi modificato in Perda Goloritzé, oppure Cala Goloritzé, comprendendovi però un’area un po’ più vasta. Il carattere monumentale infatti sta più nell’insieme della cala, del promontorio e dell’arco, che nel singolo pinnacolo, un doppione della vicina Perda Longa. Nell’ambiente calcareo-dolomitico affiorano in più punti anche i basalti, a volte nelle stesse grotte costiere. Sul più esteso di questi affioramenti si trova l’inghiottitoio del Golgo. Archi in roccia si aprono a diverse altezze (Arco di Goloritzé, Arcu Lupiro). Nei pressi si riversa sulla spiaggia una risorgenza carsica. Una seconda risorgenza si trova in mare, a circa 50 m dalla riva e del resto nel tratto costiero le sorgenti sottomarine sono comuni. Nell’area si esercita ancora un’attività pastorale, che in passato si appoggiava alle caratteristiche pinnettas in pietra calcarea. La vegetazione si presenta in più punti ricca di specie rare, conservatesi negli ambienti confinati delle cale. Nel Bacu Canale, che confluisce nel Bacu Goloritzé, si può vedere un tratto di foresta di leccio mai tagliata. Più a N, un tratto di costa denominato Ispuligi de Nie, diventerà l’Area RIN n. 9. Vi si rinviene una piccola foresta ambientata in un’area protetta e isolata, dove il microclima favorevole ha prodotto un bosco misto di corbezzoli, lecci, ornielli, terebinti e carpini neri.


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