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Olivastri S.Maria Navarrese

TERRITORIO

Nel parco urbano di Santa Maria Navarrese, centro turistico dell'incantevole costa di Baunei, sono presenti alcuni patriarchi arborei, relitti della foresta mediterranea che un tempo vi vegetava. Si tratta soprattutto di olivastri, ritenuti tra i più antichi d’Europa, carrubi e bagolari. Tra questi emerge, accanto alla chiesetta di Santa Maria di Navarra (1502), un olivastro millenario Olea europea L.var.sylvestris (Miller) Brot, dalle ragguardevoli dimensioni: la chioma svetta per 9-10 m, mentre il nodoso e possente fusto sviluppa una circonferenza di 8,40 m, misurata a 1.30 m dal suolo. Lo stato vegetativo è buono, nonostante gli evidenti segni del tempo (tronco in parte cavo, tracce d’incendio, carie). Le dimensioni lo pongono tra i primi in campo nazionale.

L’emergenza naturale e il suo ambiente
Il più imponente degli olivastri (Olea europaea L. var. sylvestris (Miller) Brot.) che si ergono intorno alla Chiesa di S. Maria Navarrese, in comune di Baunei, è stato prescelto a rappresentare il gruppo di alberi antichi di quella località. Secondo PRATESI questi olivastri sono tra i più antichi d’Europa. L’albero ha un’altezza totale di 9-10 m e una circonferenza del fusto di m 8,40, misurata a m. 1,30 di altezza. L’area del monumento si può indicare in 16 mq. Con la sua circonferenza, l’albero si pone al settimo posto in campo nazionale. Il tronco possente e nodoso è molto scavato e reca tracce di incendi. Per quanto esso sia parzialmente attaccato da carie, lo stato vegetativo dell’albero è buono. Il sito gode di un clima particolarmentmite, essendo riparato dai venti che spirano da N e NO. Lo testimonia lo sviluppo assunto da alcune specie di habitat caldo e dalle colture fruttifere. Gli alberi sorgono in un parco urbano attrezzato, cui si affiancano spazi per lo sport. Accanto agli olivastri si trovano altri alberi annosi, carrubi e bagolari, oltre ad essenze esotiche.

L’interesse culturale
S. Maria Navarrese ha perduto da tempo la sua connotazione originaria di luogo di sbarco per pescatori e piccoli battelli, anche se la funzione portuale sta per riprendere. L’ANGIUS riferisce che la torre era custodita e nella rada si potevano tirare a terra i piccoli bastimenti. Naviganti genovesi, napoletani e siciliani vi attraccavano per imbarcare i prodotti agricoli destinati all’esportazione. Un magazzino per le merci sorgeva presso la chiesa. Non lontano sono ancora abitate le case in pietra della famiglia Quilici, che si occupava del commercio del carbone, a testimonianza dei tempi in cui lo scalo aveva una rilevanza commerciale. In anni recenti il nucleo è diventato una località turistica in un primo momento di seconde case e, poi, permanentemente abitata. L’esistenza degli olivastri si può ricondurre all’uso di lasciar crescere, presso i luoghi sacri, alberi spontanei, o di piantarne, allo scopo di averne riparo contro il sole in occasione della visita. Va anche ricordato l’uso, tuttora vivo a Baunei, di ricavare l’olio santo dai semi di olivastro. Nei primi anni Sessanta l’albero prescelto come monumento fu oggetto di incendio doloso. Nel parco si tiene una festa religiosa tradizionale. In prossimità degli olivastri testimonia l’esistenza di un antico sito archeologico una grande lastra che mostra nella faccia piana diverse cupelle. La stele, sostenuta da blocchi, è attualmente collocata davanti alla spiaggia principale. Non se ne conosce l’esatta provenienza, ma non si esclude che sia stata qui trasportata da Triei, nel cui territorio si conservano diverse steli con cupelle che rimandano ai riti della fertilità praticati nel Neolitico e nell’Eneolitico (3000 - 2000 a.C.). I massi ed i menhirs con cupelle presenti in gran numero nel vicino territorio di Lotzorai e Girasole trovano una collocazione cronologica tra il Neolitico e la prima età dei metalli. Il periodo Neolitico è attestato da due piccole tombe ipogeiche scavate tra le rocce lungo il lato sinistro della strada che porta a S. Maria. Nell’antistante isola dell’Ogliastra sono state trovate tracce di età punica. La Chiesa di S. Maria fu fondata, secondo il Fara, nel 1052 da Isabella, figlia del Re di Navarra, in ringraziamento dello scampato naufragio. Il nome si connette appunto a quest’episodio, in cui la storia si mescola alla leggenda, ripresa da TURCHI .

Gli alberi sono situati in un luogo protetto da pericoli di incendio e difficilmente potranno essere danneggiati, se non per imprevedibili vandalismi. Il sito è a pochi metri dal lungomare e quindi l’ubicazione è favorevole alla visita anche per chi vi giunge via mare. È pertanto possibile che questo sia uno degli alberi più fotografati d’Italia. Un porto turistico è in costruzione non lontano e la rada antistante è punto di partenza e di arrivo per escursioni gestite dalla Snc Nautica di S. Maria Navarrese e dall’Agenzia Tirrenia di Arbatax. La vicinanza di luoghi molto interessanti sotto il profilo naturalistico (Monte Santo di Baunei, costa tra Orosei e S. Maria), ne fanno una località facilmente inseribile in itinerari turistici. Sul tema dei grandi alberi e della vegetazione spontanea, non lontano da S. Maria si possono individuare altri punti di interesse che insieme possono comporre un itinerario specializzato: gli alberi sull’altopiano del Golgo, presso S. Pietro, e alcune aree del Monte Santo di Baunei dove il bosco si dice non sia mai stato tagliato.


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