OGLIASTRA TURISMO | Provincia dell'Ogliastra - SARDEGNA


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Su Sterru

TERRITORIO


Si tratta di una voragine (sterru) di origine carsica creatasi nel calcare giurese, la cui imboccatura è situata in una depressione valliva parzialmente colmata da lava basaltica plio-pleistocenica, da cui anche il nome di "cratere vecchio". E' una delle grotte più profonde in Sardegna ed in Europa tra le più profonde voragini a singola campata. Si sviluppa per un'altezza di 270 m, con una sezione orizzontale pressoché ellittica, che raggiunge i 25 m di diametro nel tratto centrale e i 40 m nella sala che si apre alla base. L'abisso ospita un'interessante fauna troglobia, notevoli il geotritone sardo o Hydromantes genei, anfibio adattatosi all'ambiente cavernicolo, il ragno Porrohomma ed i crostacei terrestri del genere Trichoniscus.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 11 Ogliastra
provvedimento istitutivo: D.A.R. 3110, 02.12.93
superficie a terra (ha): 2
superficie a mare (ha): 0

L'emergenza naturale e il suo ambiente
La voragine, nota anche come Golgo di Baunei, è situata sull'altopiano calcareo del Golgo, a circa 400 m slm, nella depressione dell'alta valle della Còdula Sisine, in parte colmata da una colata di lava basaltica che nel Plio- Pleistocene si effuse estendendosi in direzione N - S. Nel punto dello sprofondo il rilievo forma un anfiteatro slabbrato verso N, con platea pianeggiante. La voragine è una delle più profonde della Sardegna, superata solo da Filo d'Ortu, nel Supramonte di Dorgali. Tra quelle a singola campata è addirittura ritenuta la più profonda d'Europa. L'ingresso è a 380 m e il fondo della campata a circa 110 m slm, con una profondità pertanto di 270 m. Per i primi 26 m della parete il Golgo si apre nel basalto e quindi prosegue nel calcare. Il tratto centrale si allarga raggiungendo il diametro di circa 25 m e sul fondo si trova una sala di 40 m di diametro, dalla quale secondo la tradizione si dipartirebbe un corridoio che giunge a quota - 293. Alcuni speleologi che hanno di recente rivisitato la cavità di Su Sterru negano l'esistenza di tale corridoio. Lo strato basaltico sovrastante il calcare ha fatto pensare fino ad epoca recente che si trattasse del camino vulcanico che aveva eruttato la lava. Il F. 1:100.000 dell'IGM e la Guida TCI del 1918 lo indicano come 'cratere vecchio'. In realtà la voragine rappresenta uno stadio evolutivo del processo del carsismo nei calcari sottostanti il basalto, che nel Pliocene ha colmato una valle fluviale impostata lungo una linea di frattura, parallela alla linea di costa, legata alla tettonica di margine continentale. Il carsismo ha continuato a svilupparsi anche dopo che la valle è stata occupata dal plateau basaltico del Golgo. Su Sterru è un fusoide, ossia una cavità che si è formata per soluzione ed erosione e dissoluzione in sotterraneo della roccia calcarea secondo discontinuità con andamento prevalentemente verticale. Lo sviluppo del fusoide inizia in profondità in corrispondenza di un volume di roccia fratturata denominato "fuso embrionale", dove si attiva una veloce circolazione dell'acqua in senso verticale, tale da determinare un richiamo idrico dalle fessure carsiche circostanti. La cavità si amplia prevalentemente verso l'alto fino ad intersecare altri vani carsici o la superficie esterna; nel caso della voragine del Golgo fino ad intercettare le lave di letto dei sovrastanti basalti. La copertura basaltica, perso l'appoggio alla base, è crollata e i detriti sono precipitati sul fondo dell'inghiottitoio. La voragine ospita un'interessante fauna troglobia, tra i quali notevoli il Geotritone sardo (Hydromantes genei, iscurcione per i sardi), un anfibio adattato alla vita carvernicola tipico della parte centro-meridionale della Sardegna, il ragno Porrohomma e i crostacei terrestri del genere Trichoniscus).

Unità paesaggistica naturale ed agraria
I termini basali della potente serie sedimentaria giurese dell'altopiano del Golgo, costituita dalle dolomie della formazione di Dorgali, non sono affioranti. La serie, già interessata dalla tettonica plicativa pre-eocenica attribuita a fenomeni gravitativi, è stata successivamente affetta dalla tettonica disgiuntiva plio-quaternaria, che ha in parte ripreso e ringiovanito le strutture preesistenti, come testimoniano gli episodi vulcanici che hanno dato luogo ai piccoli tavolati basaltici che localmente ricoprono i calcari mesozoici. Sulla copertura carbonatica sono evidenti i segni del carsismo, con forme minori come scannellature, lapiez o Karren che danno luogo ad ampie superfici carreggiate, e forme più evolute come doline, inghiottitoi e valli carsiche. Alcune di queste forme sono state colmate dalle lave basaltiche plio-quaternarie che in qualche caso hanno fossilizzato morfologie precedenti anche molto evolute. Va ricordato che DELLA MARMORA descrive un'altra cavità carsica nel calcare, presso Cala Illune, il cui tetto è costituito da una colata basaltica. Il monumento si inserisce in un'area particolarmente ricca di emergenze naturali. L'unità paesaggistica è la stretta striscia lavica presente nell'altopiano calcareo di Baunei, chiamato in parte Supramonte di Baunei, che culmina a 1.024 m slm sulla Punta Turusele. I suoli fertili che la tappezzano, in contrasto con i rilievi calcarei circostanti, costituiscono uno spazio coltivato fino agli anni Sessanta, collegato al villaggio di Baunei dalla Bia majore. L'insediamento umano attuale vi è rappresentato da cuiles pastorali e da una chiesa rurale, S. Pietro. Vari resti di nuraghi si ergono sulle alture circostanti. Nell'altopiano nascono le incisioni torrentizie che confluiscono a formare le còdule, o bacus, spesso orientate in senso SN. Uno di questi torrenti, dal nome Bacu Golgo, e poi Bacu S'Isterru, unendosi al Bacu Dolcolce, forma la Còdula Sisine. L'ANGIUS ricorda la grande selva che ricopriva i cinque sesti del territorio di Baunei, dominata dal leccio e dal ginepro, dal cui taglio (per la produzione di pali, travi e travicelli) i bauneesi ricavavano 1.350 scudi sardi all'anno. La selva era popolata da cervi, daini, cinghiali, martore, lepri. La vegetazione del Supramonte è oggi prevalentemente cespugliosa e solo a tratti boscosa. I pascoli sono tuttavia degradati e in più aree sono coperti dal cisteto. Presso Su Sterru hanno un certo interesse morfo-idrologico le cavità superficiali poco profonde dette Is Piscinas, dove l'acqua permane tutto l'anno. Corrispondono ai numerosi paules che ricorrono sulla Giara di Gésturi, qui però circondate da massi. Anche in questo caso è possibile che queste conche siano state ampliate e sistemate per abbeverare il bestiame già da età molto antiche. Dall'altopiano del Golgo si accede a varie forre di grande interesse paesaggistico e naturalistico, con percorsi molto accidentati. Ben conservata la foresta del Bacu Canale, che confluisce nel Bacu Goloritzé. Dal Bacu Goloritzé si raggiunge sulla costa l'Aguglia - Perda Goloritzé, o M. Caroddi - imponente spuntone calcareo. Notevoli anche alcune 'valli sospese' che incidono il Capo di Monte Santo senza intagliarlo fino al livello del mare. Alcune di queste gole sono particolarmente profonde e contorte. Tra le cavità e gli anfratti che costellano l'altopiano calcareo e le sue ondulazioni, si ricorda la Grotta S'Erriu Mortu, dove sboccano acque carsiche. Nelle vicinanze si segnalano la Marina di Santa Maria Navarrese, che prende il nome da una chiesetta medioevale presso la quale sorgono alcuni olivi antichissimi. Tra le curiosità naturalistiche di questo tratto di costa si segnala anche Pedra (o Perda) Longa, un pinnacolo calcareo alto 128 m, pure monumento naturale. Archi in roccia sono Bacu Urutzò e Arcu Lupiru tra Cala Illune e Cala Sisine. La fauna locale conserva ancora alcuni mufloni, e rapaci (aquila del Bonelli, aquila reale, poiana, falco pellegrino).

L'interesse culturale
Oltre al toponimo Su Sterru, o S'Isterru, che significa cavità, è usato anche quello di Golgo o anche Su Sterru (var. Isterru) de Golgo; in ANGIUS/CASALIS si legge Gorgo. Il significato corrente del nome stérru significa distesa, dal verbo istérrere(=stendere), che sembrerebbe pertanto estraneo a questa forma. Esso significa però anche luogo scavato e pertanto su disterru è l'abisso (MIGLIOR, 1987). In questa parte della Sardegna il toponimo si ritrova applicato ad altre superfici piane che ospitano anche cavità : per esempio, non è lontana la località Campu Su Disterru, in comune di Orgòsolo, dove si trova un grosso inghiottitoio. Il termine Golgo o Gorgo significa gola o gorgo, simile al termine garroppu o gorroppu (karroppu), che indica la vicina gola della valle del Lanaittu, evidente riferimento alla forma ad inghiottitoio. Dall'ANGIUS-CASALIS viene ricordata la Chiesa di S. Pietro, per la sua festa religiosa, accompagnata dal palio e da un pranzo pubblico. Situata sull'altopiano, in corrispondenza della colata lavica, a 13 km da Baunei, è un luogo di culto tuttora frequentato per la festa annuale. Costruita in basalto con le annesse cumbessìas, localmente dette stàulus, è fiancheggiata da annosi olivastri e bagolari. Una leggenda connette la costruzione della chiesa al Golgo: in tempi antichissimi un serpente mostruoso visitava di tanto in tanto Baunei, celandosi nel Golgo e pretendendo sette fanciulle per divorarle. Un giorno San Pietro apparve ad una giovane disperata per la sorte che le toccava, dicendole di avvertire i compaesani che la costruzione di una chiesa in suo onore avrebbe per sempre allontanato il serpente e arrestato i sacrifici (TURCHI, 1984, p. 291). Un'altra leggenda racconta come un contadino, recatosi ad arare il campo invece di andare in chiesa il giorno della festa di San Pietro, venisse inghiottito insieme ai suoi buoi nella voragine, a punizione della sua empietà (TURCHI, 1984, p. 292). Il territorio del Comune di Baunei non presenta una diffusione capillare di emergenze archeologiche a causa della natura geomorfologica che non favorisce l'insediamento di popolazioni numerose. Nelle diverse epoche preistoriche - ma anche in seguito - veniva praticata la pastorizia allo stato brado, soprattutto di caprini e suini che si nutrivano di arbusti e radici. La frequentazione del territorio a partire dal Neolitico è documentata dalla presenza di tre tombe in domus de janas (Tanca de Sa Murta 1 e 2, Coa de Campu), scavate nelle zone più interne. Le tombe rientrano nelle tipologie comuni in Barbagia e Ogliastra, ipogei mono o bicellulari, scavati prevalentemente in massi isolati. La loro scarsità numerica si giustifica qui con la presenza di numerosissime grotte naturali, di diverse dimensioni, utilizzate come sepolture. Un'altra testimonianza neolitica è costituita da un grosso masso isolato con una serie di coppelle che rappresentavano in negativo i segni della Dea Madre, simbolo di fertilità, masso attualmente sistemato nei giardini di Santa Maria Navarrese, fuori dall'originario contesto culturale. La sua presenza è certo connessa alla frequentazione umana nel Neolitico della costa orientale, soprattutto nei punti che consentivano facili approdi e un'agevole penetrazione nell'entroterra. Più numerose sono le testimonianze nuragiche, documentate dai resti di 19 nuraghi, sia del tipo a tholos sia del tipo a corridoio. Intorno ai nuraghi spesso si conservano i resti dei villaggi, caratterizzati da capanne di forme diverse, disposte su piani terrazzati e costruite con pietre locali a filari irregolari che spesso inglobano rocce affioranti. Nei pressi venivano costruite le tombe dei giganti (S'Olloli, Perdu Saccu, Olovette Cannas, Su Scusorgiu, Fonnacesus, Nuraxi Albu, Orgoduri, Sa Tiria, San Pietro, Golgo 'e Mesu, Latalai, Co 'e Serra), destinate a contenere i defunti di piccole comunità che si insediavano soprattutto nelle vallate e lungo le còdule. Le tombe venivano realizzate in opera muraria di tipo misto o isòdomo; queste ultime sono state distrutte e saccheggiate e spesso i blocchi lavorati risultano inglobati nelle murature di chiese campestri e case rurali. San Pietro di Golgo, per esempio, presenta fissato su un basamento davanti alla chiesa un bètilo antropomorfo in basalto, divelto dalla sua posizione originaria presso l'omonima tomba dei giganti. La valle del Golgo costituisce uno dei punti di maggiore interesse archeologico perché la lunga striscia di terra che si estende per circa 8 km costituiva già dalla preistoria una delle poche aree coltivabili. Alcune testimonianze, come l'elegante navicella in bronzo con protome bovina, proveniente da Golgo, una singolare lampada bronzea con figurina di scimmia e manico a protome bovina ed infine una figurina in bronzo di soldato con scudo sulle spalle e stocco, fanno ritenere che nel territorio di Baunei venisse praticata l'attività fusoria, favorita probabilmente dalla presenza di piccole miniere come quella di Genna Arràmene. La vallata del Golgo veniva anticamente controllata da una complessa rete di opere di fortificazione, che avevano il fulcro a Doladorgiu e da una serie di nuraghi: Lopelai, Nurageddu, Orgoduli, Co 'e Serra, Nuraghe Albo. Nei nuraghi qui elencati e nei relativi villaggi non è mai stata effettuata alcuna ricerca stratigrafica, ma i resti ceramici presenti in superficie consentono di inquadrare l'impianto di questi monumenti a partire dalla media età del bronzo (1500 a.C.). Le strutture dei nuraghi presenti nella valle del Golgo hanno subito gravi danneggiamenti causati dall'impiego di blocchi dei nuraghi nella costruzione di ovili. Attraverso la valle del Golgo si raggiunge la Còdula di Sisine, che già dall'antichità veniva utilizzata come via verso il mare. Vi si trovano numerosi ripari sotto roccia, dove si conservano ancora resti ossei associati a ceramiche nuragiche e romane. Nei ripari più ampi, sotto enormi tettoie naturali, si conservano i resti di capanne costruite come quelle del villaggio di Tìscali (Dorgali). Tutta la vallata restituisce abbondanti testimonianze della frequentazione del sito in epoca romana imperiale. La presenza di numerose macine in basalto e frammenti di grossi contenitori per derrate alimentari e di anfore da trasporto attestano che anche nel periodo romano nella valle veniva praticata l'agricoltura. Testimonianze dell'epoca si rinvengono nel litorale di S. Maria Navarrese. Numerosi siti



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